Ricordando Don Ricchini
Una targa bianca si affaccia all’ingresso di un piccolo paesino sui colli genovesi, sopra c’è scritto un nome, ma non un nome qualunque, il nome di una persona disposta a dare la vita per salvarne centinaia.
Don Ricchini era un uomo di chiesa vissuto e deportato durante gli anni della guerra, un uomo che aiutò molte persone, tra cui i miei bisnonni, e che sopravvisse ai campi di concentramento.
Un botto si udì nella notte, i partigiani avevano fatto saltare i giretti per non far passare i tedeschi.
La mattina seguente i militari bussarono di porta in porta per scoprire chi avesse suonato le campane per avvisare gli abitanti del paese del loro arrivo.
Una persona a noi sconosciuta fece il nome del don e disse dove viveva; così i nazisti si recarono da lui, lo deportarono e lo rinchiusero in un campo di concentramento.
Lì Don Ricchini si ammalò gravemente, ma riuscì a sopravvivere nonostante le poche probabilità di vita; riuscì inoltre a scappare e tornare ad Aggio, il paese da cui era stato portato via, due giorni dopo i funerali.
Questa storia mi è stata raccontata da una donna che credeva fermamente nelle azioni di Don Ricchini e mi è stata raccontata a una commemorazione per lui: questo vuol dire che le sue azioni non sono state dimenticate e spero con tutto il cuore che nel tempo il suo ricordo rimanga vivo come è rimasto limpido nelle nostre menti in questi 81 anni di pace.
Lì Don Ricchini si ammalò gravemente, ma riuscì a sopravvivere nonostante le poche probabilità di vita; riuscì inoltre a scappare e tornare ad Aggio, il paese da cui era stato portato via, due giorni dopo i funerali.
Questa storia mi è stata raccontata da una donna che credeva fermamente nelle azioni di Don Ricchini e mi è stata raccontata a una commemorazione per lui: questo vuol dire che le sue azioni non sono state dimenticate e spero con tutto il cuore che nel tempo il suo ricordo rimanga vivo come è rimasto limpido nelle nostre menti in questi 81 anni di pace.
Ernesto
Classe 3G

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