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Il mistero del bosco di Bigg

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Iniziò tutto in una giornata cupa in cui un gruppo di tre persone, Anna, Ciccio e Gerry, andarono a fare una passeggiata nel posto più pauroso della città: il bosco di Bigg. In questo posto giravano voci che se ti perdevi non tornavi mai più. Anna non era molto d’accordo ma fu convinta da Ciccio e Gerry. Arrivati lì davanti l’entusiasmo calò perché tra gli alberi alti come grattacieli era buio anche di giorno. Ad ogni passo sembrava tutto più strano. Andando avanti continuavano a sentirsi rumori di uccelli e frasche, il rumore si intensificò, l’ansia salì. Decisero di voltarsi e… era solo uno scoiattolo, ma non sembrava normale: si comportava come se volesse dirgli qualcosa. Ad un certo punto Anna scomparve nel nulla. Facendosi forza i due compagni trovarono una locanda abbandonata e decisero di entrare e trovarono il corpo di Anna appeso al muro. Ancora terrorizzati sentirono dei passi dietro di loro. Si girarono ma non c’era nessuno, ma guardando fuori videro una sagoma che ad un cer...

All’avventura con i miti

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È possibile ricreare nella realtà i grandi miti della Grecia antica? Noi della classe IE SMS Molassana abbiamo creato un progetto con i bambini di 4B primaria Santullo. La nostra idea era di recitare due miti per loro: “Teseo e il Minotauro” e “La nascita delle stagioni”, e di fare un gioco di carte istruttivo a tema epica, chiamato “Epic game”. Come ci siamo organizzati? Abbiamo iniziato a lavorare da novembre, creando con l’intelligenza artificiale di Canva le immagini degli dei e dei personaggi che avremmo poi inserito nelle carte. A dicembre ci siamo divisi in due gruppi: uno che creava una presentazione con Canva sui miti, l’altro che pensava e organizzava il gioco. Ogni sua carta era dedicata a un personaggio epico: dei, creature mitologiche, eroi, ninfe, umani… Per ciascuno abbiamo pensato danno e energia, ovvero vita, oltre ad attacchi speciali. Finito questo, a gruppi abbiamo iniziato a scrivere le scene per i due miti che avremmo poi recitato. A gennaio abbiamo iniziato a far...

Indagine al buio - Racconto collettivo

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Una notte spettrale, senza luna e piovosa, attorno a mezzanotte, si sentì un urlo pieno di paura. In un vicolo dietro al British Museum di Londra, una voce d’uomo ruppe il silenzio della notte gridando:” L’hanno rubato! L’hanno rubato!”.  La guardia del museo che era di turno quella sera, si accorse che da una teca di gioielli di origine romana mancava il famoso ciondolo con pietre preziose e monete d’oro che appartenne all’imperatrice Elena, madre di Costantino. Dopo aver controllato nel perimetro del museo ed essersi assicurato che non ci fosse nessun ladro ancora nei dintorni, chiamò la polizia di Scotland Yard che arrivò immediatamente. A capo della squadra c’era l’investigatrice capo Mary Fox che vantava una lunga esperienza proprio nei furti. Entrarono subito nel museo e si diressero verso la sala in cui avvenne il furto. Videro la teca frantumata e vuota. Trovarono un piede di porco su cui non c’erano impronte. Anche a terra mancavano tracce e tutte le telecamere del museo e...

Cara Anne

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Cara Anne, abbiamo visto tante cose su di te, abbiamo parlato, abbiamo visto dei film; io personalmente ho visto un documentario su di te.  Ci dispiace per l’accaduto. Ci dispiace che hai dovuto scappare, perché non accettavano gli ebrei, hai dovuto nasconderti e hai anche dovuto abbandonare il tuo gattino. Sei stata molto coraggiosa, pur avendo paura che vi trovassero. Devi sapere, cara Anne, che anche io ho un diario e, pensa, anche a me piace scrivere. Ho un diario personalizzato e ci scrivo tutte le mie cose, come te, e ci penso spesso: cosa farei se succedesse a me o alla mia famiglia? A pensare che siete stati in parte molto fortunati, tu e la tua famiglia, perché siete stati aiutati. Vi hanno portato il cibo e hanno fatto qualsiasi cosa per voi. Siete stati molto fortunati perché purtroppo alcune famiglie ebree sono state prese e uccise senza che nessuno provasse ad aiutarli. Siete vissuti finché potevate, siete vissuti nel silenzio, nella paura e avete resistito, finché ave...

Riflessione sul film "The Beautiful Game"

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Come film mi ha colpito tantissimo perché ha toccato un sacco di punti che mi stanno a cuore. Innanzitutto, mi è piaciuto molto che abbiano scelto la tematica dello sport. Secondo me, fare squadra non è una cosa semplice, soprattutto nel momento di difficoltà: supportare e incoraggiare tutti i compagni è un grande impegno. Io ho la mia squadra, con dentro un sacco di persone a cui voglio un bene dell’anima. Lo sport, secondo me, è anche una cosa che riesce a includere chiunque, per questo è bello. In alcuni momenti, nel film mi sono ritrovata molto in Vinny. Alcune volte mi capita di essere esclusa, soprattutto quando si è in gruppo, come proprio lui. Dal film ho capito che la vita è piena di momenti brutti e complicati, ma prima o poi arriverà la luce che ci tirerà fuori. Un’altra cosa che mi ha colpito è che hanno partecipato al torneo anche diverse squadre femminili, senza essere escluse oppure discriminate. Nel mondo di oggi, anche se si nota poco, c’è ancora disuguaglianza tra i g...

Ricordando Johann Rukeli Trollmann

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Rukeli, significa alberello nella lingua del popolo sinti, ma dietro queste lettere si cela un grande campione. Un uomo forte e determinato, ma soprattutto resiliente. Trollmann fu un abile pugile tedesco di etnia sinti: un popolo nomade europeo, che venne perseguitato dai Nazisti. Trollmann aveva la stoffa, vinceva tutto; ma nel frattempo Adolf Hitler salì al potere, Johann e il suo popolo non furono esclusi dalle persecuzioni. Johann si contese la cintura da campione con un pugile ariano, i giudici furono costretti ad annullare l’incontro: uno zingaro non poteva vincere. Trollman tornò sul ring a testa alta, si cosparse il corpo di farina e si ossigenò i capelli: era la caricatura di un ariano, perse l’incontro. Dopo la sconfitta fu deportato al campo di concentramento di Neuengamme; lì disputò, ogni giorno, incontri con altri detenuti, per qualche tozzo di pane in più. Fu trasferito al campo di Wittenberge, dove sfidò Emil Cornelius; Trollmann fece quello che gli riusciva meglio: bo...

Le pietre d'inciampo

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Pietre d'inciampo, così si chiamano. Sono un'opera d'arte diversa dal normale, non in un museo ma nei luoghi dove viviamo giornalmente  Infatti l'artista tedesco Gunter Demnig ha deciso di diffonderle per tutto il mondo davanti alle abitazioni, luoghi di lavoro ecc… Però, non sono tutte uguali, ognuna racconta una storia diversa, ogni pietra ha una storia diversa . Ma perché si chiamano pietre di inciampo?   Beh, il nome deriva dal fatto che ti fanno "inciampare" e sei proprio tu a decidere se fermarti a leggere, o no .    Stefano M. e Stefano C. Classe 3G