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Indagine al buio - Racconto collettivo

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Una notte spettrale, senza luna e piovosa, attorno a mezzanotte, si sentì un urlo pieno di paura. In un vicolo dietro al British Museum di Londra, una voce d’uomo ruppe il silenzio della notte gridando:” L’hanno rubato! L’hanno rubato!”.  La guardia del museo che era di turno quella sera, si accorse che da una teca di gioielli di origine romana mancava il famoso ciondolo con pietre preziose e monete d’oro che appartenne all’imperatrice Elena, madre di Costantino. Dopo aver controllato nel perimetro del museo ed essersi assicurato che non ci fosse nessun ladro ancora nei dintorni, chiamò la polizia di Scotland Yard che arrivò immediatamente. A capo della squadra c’era l’investigatrice capo Mary Fox che vantava una lunga esperienza proprio nei furti. Entrarono subito nel museo e si diressero verso la sala in cui avvenne il furto. Videro la teca frantumata e vuota. Trovarono un piede di porco su cui non c’erano impronte. Anche a terra mancavano tracce e tutte le telecamere del museo e...

Cara Anne

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Cara Anne, abbiamo visto tante cose su di te, abbiamo parlato, abbiamo visto dei film; io personalmente ho visto un documentario su di te.  Ci dispiace per l’accaduto. Ci dispiace che hai dovuto scappare, perché non accettavano gli ebrei, hai dovuto nasconderti e hai anche dovuto abbandonare il tuo gattino. Sei stata molto coraggiosa, pur avendo paura che vi trovassero. Devi sapere, cara Anne, che anche io ho un diario e, pensa, anche a me piace scrivere. Ho un diario personalizzato e ci scrivo tutte le mie cose, come te, e ci penso spesso: cosa farei se succedesse a me o alla mia famiglia? A pensare che siete stati in parte molto fortunati, tu e la tua famiglia, perché siete stati aiutati. Vi hanno portato il cibo e hanno fatto qualsiasi cosa per voi. Siete stati molto fortunati perché purtroppo alcune famiglie ebree sono state prese e uccise senza che nessuno provasse ad aiutarli. Siete vissuti finché potevate, siete vissuti nel silenzio, nella paura e avete resistito, finché ave...

Riflessione sul film "The Beautiful Game"

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Come film mi ha colpito tantissimo perché ha toccato un sacco di punti che mi stanno a cuore. Innanzitutto, mi è piaciuto molto che abbiano scelto la tematica dello sport. Secondo me, fare squadra non è una cosa semplice, soprattutto nel momento di difficoltà: supportare e incoraggiare tutti i compagni è un grande impegno. Io ho la mia squadra, con dentro un sacco di persone a cui voglio un bene dell’anima. Lo sport, secondo me, è anche una cosa che riesce a includere chiunque, per questo è bello. In alcuni momenti, nel film mi sono ritrovata molto in Vinny. Alcune volte mi capita di essere esclusa, soprattutto quando si è in gruppo, come proprio lui. Dal film ho capito che la vita è piena di momenti brutti e complicati, ma prima o poi arriverà la luce che ci tirerà fuori. Un’altra cosa che mi ha colpito è che hanno partecipato al torneo anche diverse squadre femminili, senza essere escluse oppure discriminate. Nel mondo di oggi, anche se si nota poco, c’è ancora disuguaglianza tra i g...

Ricordando Johann Rukeli Trollmann

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Rukeli, significa alberello nella lingua del popolo sinti, ma dietro queste lettere si cela un grande campione. Un uomo forte e determinato, ma soprattutto resiliente. Trollmann fu un abile pugile tedesco di etnia sinti: un popolo nomade europeo, che venne perseguitato dai Nazisti. Trollmann aveva la stoffa, vinceva tutto; ma nel frattempo Adolf Hitler salì al potere, Johann e il suo popolo non furono esclusi dalle persecuzioni. Johann si contese la cintura da campione con un pugile ariano, i giudici furono costretti ad annullare l’incontro: uno zingaro non poteva vincere. Trollman tornò sul ring a testa alta, si cosparse il corpo di farina e si ossigenò i capelli: era la caricatura di un ariano, perse l’incontro. Dopo la sconfitta fu deportato al campo di concentramento di Neuengamme; lì disputò, ogni giorno, incontri con altri detenuti, per qualche tozzo di pane in più. Fu trasferito al campo di Wittenberge, dove sfidò Emil Cornelius; Trollmann fece quello che gli riusciva meglio: bo...

Le pietre d'inciampo

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Pietre d'inciampo, così si chiamano. Sono un'opera d'arte diversa dal normale, non in un museo ma nei luoghi dove viviamo giornalmente  Infatti l'artista tedesco Gunter Demnig ha deciso di diffonderle per tutto il mondo davanti alle abitazioni, luoghi di lavoro ecc… Però, non sono tutte uguali, ognuna racconta una storia diversa, ogni pietra ha una storia diversa . Ma perché si chiamano pietre di inciampo?   Beh, il nome deriva dal fatto che ti fanno "inciampare" e sei proprio tu a decidere se fermarti a leggere, o no .    Stefano M. e Stefano C. Classe 3G

IL CALCIO E LE SUE STORIE (The beautiful game)

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Segui sempre i tuoi sogni... The Beautiful Game  è un film che ci ha colpito molto perché parla di calcio, ma soprattutto di persone che stanno vivendo un momento brutto della loro vita. Racconta la storia di una squadra di senza famiglia (senza tetto) che partecipano alla Homeless World Cup a Roma.  L’allenatore è un uomo che giocava a calcio ed era molto famoso; lui mette in cima al cuore i suoi giocatori. Il protagonista si chiama Vinny, è un ragazzo molto arrabbiato, nervoso, con la paura di perdere la figlia.  All’inizio è molto scortese con la squadra e pensa solo a sé stesso. Però, grazie alla squadra, impara cosa significa collaborare e sostenere gli altri.  Il film fa capire che lo sport non è solo un gioco di rivalità, ma anche di amicizia e rispetto. La storia è molto bella, la consiglio a tutti... e non createvi mai rivali (nemici) Gioele e Basem Classe 2G

Il bosco maledetto

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Ero in un bosco di notte per una sfida fatta con dei miei amici; in quel bosco erano morte trentaquattro persone uccise da un pazzo con una maschera nera, o almeno così diceva la leggenda. Sentii un rumore dietro di me e mi voltai per vedere cosa c'era e vidi un'ombra nera che mi guardava, alta forse due o tre metri. Era enorme, con un machete in mano. Scappai e vidi una baracca vecchia, entrai per la paura, ma dentro c'era il cadavere di una signora. Mi girai ed era lì dietro di me; ora alla luce la sagoma era una persona di  due metri, mi afferrò e, mentre stavo per morire per mano sua, qualcuno sparò. Sentii una voce urlare: “Fermo Jason, hai già ucciso troppe persone”. Jason ferito mi lasciò ed io e il mio salvatore  scappammo in una casa vacanze non lontana da lì.  Nella casa mi curò le ferite e scoprii che si chiamava Jeremy. Ma Jason ci trovò e uccise Jeremy che, prima di essere colpito era riuscito a sparargli un ultimo colpo in pieno petto. A quel punto scappai l...