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The Beautiful Game

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"The Beautiful Game" è un film uscito nel 2024 che parla di una competizione a livello mondiale: la Homeless World Cup. Parla anche della storia di Vinny Walker, un ex calciatore del West Ham, ormai rimasto senzatetto, che viene reclutato per la nazionale inglese degli homeless. La nazionale di calcio inglese, guidata dal suo allenatore Mal, parte per la Homeless World Cup a Roma; all'ultimo si aggiunge Vinny, decidono così di portare il talentuoso attaccante con loro.  Vinny era molto introverso con i compagni di squadra, ma aveva anche lui una storia difficile dietro a questa maschera di menefreghismo verso i suoi compagni.  Lui aveva giocato a calcio professionistico: aveva un contratto con il West Ham, ma un giorno fu cacciato perché non era all'altezza, secondo il club.  Vinny era molto importante per la nazionale inglese perché era l'unico che sapeva giocare a calcio bene, ma era molto spavaldo.  Questo torneo insegna che si possono incontrare persone con ...

Scrivere per resistere

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Cara Anna, ti scrivo per dirti che sei riuscita a realizzare il tuo sogno di diventare una scrittrice. Anche io, come te, ho una grande passione per la scrittura: spesso scrivo su fogli sparsi tutto quello che mi passa per la testa. Una cosa che ho capito guardando il film creato per te è che abbiamo un carattere molto simile. Siamo tutte e due persone solari che non si abbattono mai, proviamo sempre a rimanere positive anche quando è impossibile esserlo. Nel film ho notato come racconti la tua storia con Peter. Anche io ho trovato la mia metà ed è davvero buffo vedere come riusciamo a perdere la testa per un ragazzo. Una cosa che mi è rimasta impressa è il modo in cui inizi a crescere: incominci a vedere il tuo corpo come se fosse disgustoso e non riesci ad aprirti con le altre persone. So come ti sei sentita, ma è normale: è solo un processo di crescita. Spero che non scoppi un’altra guerra perché non saprei come comportarmi. Grazie per aver lasciato le tue preziose testimonianze. Se...

“Scalzi e laceri, eppure felici”

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Questa è la frase che più mi ha dato da pensare del libro “Oltre il ponte” che ci è stato donato oggi dal partigiano Giotto. I partigiani non avevano beni materiali, ma avevano l’umanità, cosa non scontata. Avevano il niente, ma allo stesso tempo avevano tutto. Uomini, ragazzi di nemmeno vent’anni imbracciavano armi. Perché la società imponeva di chinare la testa, ma loro no. Loro avevano il bene nel cuore, nonostante intorno fosse tutto odio. Il termine partigiano indica una persona che combatte contro un regime. Secondo me, il termine “combatte” è troppo generale. Sì, combattevano con la forza, ma anche col desiderio di potersi esprimere senza dover scappare sui monti rischiando la vita. Semplicemente di poter vivere davvero. Quel desiderio era talmente forte da riuscire a battere i nazisti. Ha fatto il suo lavoro anche l’attesa. L’attesa di un giorno più umano. Ormai non tutti sanno la loro storia. Bisogna raccontarla. Raccontarla per non farla più succedere. Per non dover più comba...

La paura e il coraggio

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Oggi abbiamo incontrato Giordano Bruschi, un  grande e fortissimo partigiano che ci ha parlato  degli Alpini che verranno a Genova. Una cosa che  mi ha fatto riflettere è che tutti gli Alpini, ogni volta  che uno di loro li lasciava, cantavano delle  canzoni.  Pensare che ogni volta che le cantavano  il loro coro diminuiva, mi fa stare male. Giordano è  una forza perché, anche se ha vissuto un secolo,  lui si ricorda tutto nei minimi dettagli come canzoni,  poesie e la storia dei suoi compagni. Immedesimandosi nella famiglia di ogni partigiano  e Alpino e nella loro principale paura: che il proprio  familiare non potesse tornare a casa. La paura di non riuscire a farcela, sia mentalmente  che fisicamente. La paura di non rivedere la  propria famiglia e la città distrutta. Credo che la più grande nemica sia proprio la  paura. Nonostante questa nemica i partigiani  hanno lottato con coraggio per aver libero il...

Lettera dall’altra parte del ponte

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Avevamo 20 anni, oltre il ponte, la bandiera nera sventolava nel freddo del 'inverno. Abbiamo 20 anni e siamo in piazza a manifestare per il coraggio di chi ha combattuto. Avevamo 20 anni quando siamo partiti in mil e e tornati a casa in cento. Abbiamo 12 anni e per la prima volta la prof ci ha portato ad ascoltare un partigiano. Avevamo 20 anni quando per l'ultima volta ho visto le sue guance di pesca. Abbiamo 7 anni e siamo andati dal a nonna che ci ha cantato le canzoni dei partigiani e ci ha detto di ricordarle per sempre. Avevamo 20 anni quando eravamo scalzi e laceri sui monti. Abbiamo 30 anni e ora siamo qua a raccontare la memoria e il coraggio di chi ha combattuto ai nostri figli. Avevamo 20 anni quando marciavamo con l’anima in spala. Abbiamo 80 anni e raccontiamo la memoria ai nostri nipotini. Avevamo 20 anni quando i nostri occhi si spensero in un campo di papaveri rossi. Anna 3G

The beautiful game

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Questo film parla di un torneo di calcio per le persone che non hanno una casa  [homeless]. Questo torneo si svolge a Roma e partecipano tante nazioni come Sudafrica, Italia, Stati Uniti d'America e l'Inghilterra che è la squadra in primo piano nel film. Nella squadra dell'Inghilterra c’è un giocatore, in particolare, che si chiama Vinny. E' importante nella squadra perché è molto forte: era un giocatore del West Ham United, era il suo sogno da piccolo. Quando, da adulto, l'allenatore lo manda via perché gli dice che non era abbastanza forte per stare nel West Ham, il mondo gli crolla addosso e  diventa un homeless. Un giorno un allenatore di nome Mal Bradley trova Vinny e gli dice: ”Sei molto forte, dovresti venire a giocare con noi". Però Vinny gli risponde di no perché dice di avere un lavoro nella logistica, ma non era vero. Così Vinny se ne va via, ma Bradley lo ferma e lo trova in macchina con un cuscino in mano e da lì capisce che era un homeless e gli d...

Ricordando Don Ricchini

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Una targa bianca si affaccia all’ingresso di un piccolo paesino sui colli genovesi, sopra c’è scritto un nome, ma non un nome qualunque, il nome di una persona disposta a dare la vita per salvarne centinaia. Don Ricchini era un uomo di chiesa vissuto e deportato durante gli anni della guerra, un uomo che aiutò molte persone, tra cui i miei bisnonni, e che sopravvisse ai campi di concentramento. Un botto si udì nella notte, i partigiani avevano fatto saltare i giretti per non far passare i tedeschi. La mattina seguente i militari bussarono di porta in porta per scoprire chi avesse suonato le campane per avvisare gli abitanti del paese del loro arrivo. Una persona a noi sconosciuta fece il nome del don e disse dove viveva; così i nazisti si recarono da lui, lo deportarono e lo rinchiusero in un campo di concentramento. Lì Don Ricchini si ammalò gravemente, ma riuscì a sopravvivere nonostante le poche probabilità di vita; riuscì inoltre a scappare e tornare ad Aggio, il paese da cui era s...