“Scalzi e laceri, eppure felici”
Questa è la frase che più mi ha dato da pensare del libro “Oltre il ponte” che ci è stato donato oggi dal partigiano Giotto.
I partigiani non avevano beni materiali, ma avevano l’umanità, cosa non scontata. Avevano il niente, ma allo stesso tempo avevano tutto.
Uomini, ragazzi di nemmeno vent’anni imbracciavano armi.
Perché la società imponeva di chinare la testa, ma loro no.
Loro avevano il bene nel cuore, nonostante intorno fosse tutto odio.
Il termine partigiano indica una persona che combatte contro un regime. Secondo me, il termine “combatte” è troppo generale. Sì, combattevano con la forza, ma anche col desiderio di potersi esprimere senza dover scappare sui monti rischiando la vita.
Semplicemente di poter vivere davvero. Quel desiderio era talmente forte da riuscire a battere i nazisti. Ha fatto il suo lavoro anche l’attesa. L’attesa di un giorno più umano.
Ormai non tutti sanno la loro storia. Bisogna raccontarla.
Raccontarla per non farla più succedere. Per non dover più combattere con le armi. Così avanti tecnologicamente, così indietro da uccidere con odio.
Sofia
Classe 3G

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